Populismo a 5 stelle, tra propaganda e giornalismo.

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Quando si parla di 5 Stelle, tranne rare e ragionevoli eccezioni, gli aspetti negativi contestati sono sempre gli stessi.
Non vi piace il populismo, l’esagerazione,il tono canzonatorio? Non vi piacciono le vignette, i fotomontaggi, i nomignoli, il mail-bombing? Non vi piacciono i gesti eclatanti e simbolici, l’ostruzionismo aggressivo (ma non violento), la comunicazione virale?

Beh, mettiamola così: oltre la legittima rabbia accumulata in tanti anni di ingiustizie, è l’unico modo per far arrivare il messaggio, considerato che a veicolarlo è quasi sempre un sistema di informazione colluso e servile nei confronti della politica tradizionale. A qualunque schieramento appartenga. Non c’è solo la destra con Berlusconi e la sua Mediaset.
A sinistra (si fa per dire) c’è De Benedetti, persino il centro,la sfera cattolica,gli industriali e l’alta finanza, hanno i loro rispettivi scribacchini.
In teoria (meno nella pratica) uno scenario del genere, dove ognuno ha il suo organo di stampa, potrebbe risultare accettabile in termini di equità e par-condicio.
Ma non dimentichiamo che in questi ultimi tempi, alternandolo a periodi di falsa contrapposizione, fanno tutti da stampella a Renzi ed al suo super-governo, automaticamente riducendo in totale spazzatura tutto ciò che vi si contrappone. M5S incluso, con i relativi rincari.
Per questo è inaccettabile il perpetuo mentire ed il propagandismo di Renzi e delle forze di maggioranza. Dalla loro hanno i media che cantano all’unisono, pronti ad indottrinare con il loro vangelo gli ignari telespettatori che prendono tutto per buono, perché «lo hanno detto al tiggì!», o perché «sta scritto sulla Gazzetta!»
Se i nostri atti politici ordinari (peraltro spesso condivisi nei principi anche da altre forze) non hanno risalto sui media, dobbiamo necessariamente estremizzare i toni. Solo così abbiamo la sicurezza che in un modo o nell’altro se ne parli.
Certo, spesso si esagera e si può cadere in errore, ma ne vale la pena.

Ovviamente a tutto questo ci sono delle eccezioni; non tutti i media sono venduti, e non tutto ciò che accade nel movimento è oro.
Il pluralismo di opinione è assolutamente accettabile, anzi necessario. Così come è necessario riportare le notizie ed informazioni, senza essere vincolati da linee editoriali o precisi scopi politici. Insomma, fare giornalismo.
Ma ben’altra cosa è la propaganda, il gossip e l’accanimento aprioristico.

 

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Pubblicato il 23/04/2014 su Media & Comunicazione. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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