I dati inquietanti sulle condizioni della scuola italiana

La preside di un liceo romano arriva a scuola e, prima che entrino gli alunni, fa un giro nei bagni. Estrae dalla borsa alcuni rotoli di carta igienica, li lascia nei cubicoli con le porte scardinate e si affretta verso il suo ufficio. E’ la scena di un film, “Il rosso e il blu” di Giuseppe Piccioni, che fotografa in modo assolutamente realistico la condizione di molte scuole italiane. Una condizione di povertà che arriva alla carta e ai bagni, ma parte da edifici vecchi e malmessi, da scale sconnesse e corridoi fatiscenti, da aule in cui mancano porte e infissi, da banchi e sedie rotti, da palestre senza attrezzi e biblioteche senza libri.

Secondo una ricerca di Legambiente i nostri figli vanno a scuola ogni giorno in una nazione dove il 36% degli edifici scolastici necessita di interventi di manutenzione urgenti, il 42% non possiede il certificato di agibilità antisismica ed il 28% è privo di certificazione per la prevenzione degli incendi. Molti, troppi studenti italiani trascorrono dunque cinque-sei ore al giorno in un edificio con lesioni strutturali, siedono in un’aula che potrebbe venire giù facilmente ad una scossa di terremoto (come è successo a San Giuliano di Puglia o a L’Aquila) e non hanno mai partecipato a un’esercitazione antincendio. Dati impressionanti, a cui si aggiunge l’alto numero di incidenti in cui sono coinvolti ogni anno più di 90.000 alunni.

Giovinazzo parrebbe un’isola felice in questo mare di elementi negativi. Ma è davvero così? Tutti noi sopportiamo le conseguenze delle politiche e delle scelte finanziarie nazionali ed europee che hanno portato la scuola pubblica a questo stato: anche i genitori giovinazzesi devono inserire nel corredo scolastico dei loro figli, dalle materne alle superiori, la carta igienica ed i rotoli di carta assorbente, le confezioni di acqua e le risme di fogli per le fotocopie. Addirittura la carta da pacchi per riparare dal sole le finestre, o i gessi per le lavagne. Piccole cose, forse. Però a volte in inverno i termosifoni e le caldaie non funzionano e studenti e docenti fanno lezione con giacconi e cappello. E può succedere che un figlio o una figlia entrino un’ora dopo o escano un’ora prima perché un professore è assente e non ci sono fondi per le supplenze. E bisogna aspettare mesi per avere un insegnante di sostegno per un alunno o un’alunna diversamente abili. E mancano i libri di testo per gli alunni con difficoltà economiche. Questi sono sicuramente fatti più problematici e inammissibili.

Io poi ricordo tempi diversi: ho frequentato solo le superiori a Giovinazzo e negli anni Ottanta il liceo Classico “Matteo Spinelli” era una scuola vecchiotta ma in ottima forma: quando mi sono diplomata, nel 1987, erano da poco terminati i lavori di ristrutturazione e la costruzione di una nuova ala dell’edificio. Penso che da allora non siano più stati effettuati interventi strutturali e oggi la scuola di via Marziani ospita il liceo classico e scientifico, l’IPSIA Banti (ex Santarella) e la media Buonarroti. Da quattro anni torno periodicamente in questa scuola come madre di un’alunna, ogni volta con crescente dispiacere: a metà dicembre, per i colloqui di fine anno, la professoressa di scienze riceveva i genitori in una classe col soffitto distrutto dalle piogge e dall’umidità, con i mattoni e i tondini di ferro in bella vista. Un solaio pericolante, un ambiente che ospita ogni giorno una scolaresca numerosa. Ho chiesto ai ragazzi che erano lì e mi hanno detto non è possibile tenere vuota quell’aula e che l’unica precauzione adottata è stata quella di spostare i banchi e lasciare vuota la zona sottostante il soffitto danneggiato. Parlando con altri genitori ho scoperto anche che al piano terra gli studenti e alcuni insegnanti dell’IPSIA stanno rifacendo l’impianto elettrico e si stanno occupando di altri piccoli lavori di manutenzione. Avrei voluto incontrare il dirigente scolastico, ma da quando l’istituto è stato accorpato (sempre in linea con la politica nazionale dei tagli) con il liceo di Bitonto, la presidenza non esiste più, la segreteria copre orari ridottissimi e bisogna prendere un appuntamento. Se l’Italia piange anche Giovinazzo non ride, dunque.

C’è da chiedersi dove vadano a finire e come vengano impiegati i soldi delle nostre tasse, che dovrebbero fornire servizi e garantire diritti fondamentali come quello allo studio, alla salute e alla sicurezza. C’è da domandarsi perché da anni ogni manovra finanziaria, ogni legge di stabilità continua a ignorare e contribuisce ad aggravare una situazione emergenziale per le strutture e le persone che insegnano, amministrano e tengono pulite e funzionanti le scuole; perché dobbiamo comprare aerei da guerra e non possiamo ristrutturare o costruire edifici scolastici; perché non possiamo pagare i lavoratori della scuola pubblica e continuiamo a finanziare con centinaia di milioni di euro annui le scuole paritarie e quelle private; perché, in una nazione che vuole sedere ai tavoli di concertazione con le maggiori potenze mondiali, i ragazzi italiani sono fanalino di coda in tutte le classifiche dei programmi per la valutazione internazionale degli studenti. In Italia abbiamo un patrimonio artistico e culturale millenario che non sappiamo conservare e attivare come risorsa economica anche perché la nostra scuola non è più in grado di produrre cultura, ricerca e formazione ai livelli ottimali e competitivi dei nostri partner europei. Eppure i docenti lavorano spesso in maniera encomiabile, i dirigenti scolastici si ingegnano ad attivare fondi e risorse, i nostri ragazzi non hanno niente da invidiare in termini di capacità di apprendimento ai loro coetanei di altre nazioni, i genitori sopperiscono per quanto possono a disagi e limiti.

E’ questione di impegno, dunque, di progetti e strategie che i nostri politici devono impegnarsi ad attivare o rinforzare per riconnettere scuola a società, sicurezza a formazione, cultura a capacità di trasmettere ai nostri figli una consapevolezza critica ed una coscienza civile. Encomiabile, da questo punto di vista, l’impegno dell’onorevole del M5S Francesco Cariello, giovane deputato bitontino tra i più presenti nell’attività parlamentare di questa legislatura e componente della Commissione Bilancio: un suo emendamento alla recente legge di stabilità ha permesso la modifica dell’art. 48 della legge 222/1985 e reso operative due proposte di legge del PD e del M5S per introdurre il sostegno all’edilizia scolastica tra le destinazioni dell’8 per mille. In una recente intervista Cariello ha dichiarato: «Le buone idee non sono né di destra né di sinistra, vanno semplicemente sostenute e votate per il bene dell’intera comunità. La proposta è una concreta risposta alle costanti denunce degli enti locali che spesso sono alle prese con il degrado che colpisce oltre il 50% degli edifici scolastici. Una situazione dovuta alla fatiscenza delle strutture che mette in scarsa sicurezza studenti, insegnati ed operatori». E’ vero. Le buone idee non hanno colore, e devono essere diffuse e difese. Abbiamo bisogno di questo. Di buone idee, di progetti validi, di politiche concrete e coraggiose. Il futuro si cambia dal presente: a me la scuola ha insegnato anche questo.

Gina Depalma
Giovinazzo Cinque Stelle

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Pubblicato il 08/01/2014 su Diritti & Sociale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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