Che cosa si nasconde dietro il decreto contro il femminicidio

 Sì definitivo dell’Aula del Senato al decreto legge che contiene le misure per il contrasto del femminicidio. Il testo è stato approvato a Palazzo Madama con 143 sì e 3 no. Lega, M5S e Sel non hanno partecipato al voto.

 Il dl femminicidio, insomma, si è trasformato in un ‘omnibus, tanto che accanto al ‘braccialetto elettronico‘ per gli stalker recidivi ci si trova il nuovo ‘pacchetto sicurezza’ con misure per i cantieri della Tav, per la protezione civile e i vigili del fuoco. E, soprattutto, la ‘salvezza’ delle Province.

Insomma, dall’articolo 1 all’articolo 10 della nuova legge c’è tutto quello che serve contro il femminicidio, ma il bello viene dall’articolo 11, con le nuove norme sulla sicurezza ribattezzate “No Tav” da Sel e M5s, con i militari che potranno essere utilizzati anche per servizi di vigilanza a “siti ed obiettivi sensibili” come il cantiere dell’Alta velocità ferroviaria a Chiomonte. E ancora, di seguito, ecco le disposizioni finanziarie per l’accelerazione del Pon Sicurezza nelle regioni delMezzogiorno, il comparto sicurezza e difesa e la chiusura dell’emergenza nord Africa. Non finisce qui: ecco, all’articolo 15, l’aumento delle pene per le frodi informatiche “se commesse con sostituzione d’identità digitale”, quindi “nuove norme sulla Protezione civile” i cui interventi potranno essere più tempestivi in caso di catastrofi naturali senza più i controlli preventivi dellaCorte dei conti sulle ordinanze per le emergenze.

Dello stesso comparto anche le “disposizioni per il potenziamento del Corpo nazionale dei vigili del fuoco” e gli “interventi a favore della montagna per la valorizzazione e la salvaguardia dell’ambiente e per la promozione dell’uso delle energie alternative”. Il bello, però, arriva in fondo. Si ‘salvano’ le Province: è stato infatti eliminato l’articolo 12 dell’originario dl del governo sullo scioglimento delle amministrazioni provinciali e la nomina dei commissari straordinari per ovviare alla sentenza della Corte costituzionale del luglio scorso che aveva bocciato il ‘taglio’ delle Province stabilite per decreto dal governo Monti con il salva-Italia. Ma tutto questo cosa ha a che fare con il femminicidio? Nulla. E teoricamente un decreto così disomogeneo poteva essere bocciato, all’atto della firma, anche dal presidente della Repubblica. Solo che, come accade molto spesso in Parlamento, quando c’è qualcosa di davvero urgente da approvare e i tempi di discussione tra le due Camere decreterebbero la morte dell’iniziativa per “decadimento temporale”, ecco che si prende in corsa la prima “autostrada parlamentare” disponibile.

Ovvero si inzuppano tutte le urgenze dentro il primo decreto a cui è stata concessa la “preferenziale” e i tempi contingentati. Nulla da stupirsi, dunque, se anche il femminicidio ha subìto la stessa sorte, ma così si comprende anche perché, alla fine, la legge è passata al Senato con soli 143 voti favorevoli, insomma non proprio un successo.

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Pubblicato il 11/10/2013 su Diritti & Sociale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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